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UNA STORIA D’AMORE CON LE COSE COSÌ COME SONO
Come la mindfulness può aiutare a gestire ciò che nella vita accade

UNA STORIA D’AMORE CON LE COSE COSÌ COME SONO

“Riconoscere le nostre emozioni senza giudicarle o respingerle, abbracciandole con consapevolezza, è un atto di ritorno a casa”
Thich Nhat Hanh

“Basta stare nel piccolo col piccolo, perché il grande si rivela da sé quando siamo attenti. E il percorso della comprensione passa lieve per tutta la nostra vita”
Chandra Livia Candiani

Una parola comune nel nostro vocabolario, è “accettare”, una parola che siamo abituati ad usare e a sentire pronunciare. Ma il significato più profondo di questo verbo porta con sé qualcosa con cui, in realtà, non abbiamo più molta confidenza: prendere le cose così come sono, come si presentano, senza chiederci se ci piacciono o no, se ci convengono o no, se ci portano vantaggi o no.

Quant’è difficile tutto questo! E perché lo è?
Per capirlo bisogna chiamare in causa la società in cui viviamo, anche se rischiano di essere considerazioni piene di generalizzazioni. Ma vanno fatte, perché la realtà è che le domande con cui ci confrontiamo quotidianamente sono proprio quelle (“Mi piace o non mi piace?”, “Mi conviene o non mi conviene?...) Di per sé non sono quesiti sbagliati, ma rispondono all’individualismo tipico del nostro tempo, all’aver messo l’Io al centro, e spesso sono fuorvianti rispetto all’accettazione delle cose che avvengono nella nostra vita, perché ci parlano delle nostre reazioni a ciò che ci capita, e non di ciò che ci accade così come avviene.
Non si tratta di anestetizzarci, di vivere in una sorta di bolla, impermeabili a ciò che ci circonda. Non è il fatidico “farsi scivolare le cose addosso”. È stare con ciò che c’è così com’è.

In questo la mindfulness, che Jon Kabat-Zinn definisce il “prestare attenzione con intenzione al momento presente”, ci aiuta moltissimo oltre che a mettere in pratica l’accettazione, anche a capirne pienamente il senso. Ci parla di due frecce da cui possiamo essere colpiti: quando avviene qualcosa nelle nostre esistenze: la prima freccia è rappresentata dall’evento (bello, brutto, piccolo, grande, fastidioso, piacevole, dirompente, delicato…), la seconda freccia è la nostra reazione alla prima (agitazione, gioia, sconforto, aggressività, entusiasmo, rabbia…). Se noi impariamo a fare i conti con la prima freccia per com’è senza chiamare in causa la seconda in maniera impulsiva (cioè reagendo, anziché rispondendo), e assumiamo una posizione di osservazione, di ascolto, daremo inizio ad una storia d’amore con le cose così come sono.

La pratica della mindfulness permette di capire e di giungere a sentire che dolore e sofferenza non sono la stessa cosa e che “mettersi a discutere con la vita” (N.Cinotti), cioè rifiutare un evento che è già accaduto o che è già nella nostra vita non migliora come ci sentiamo. Invece, cominciare a “parlare” con ciò che è presente permette di iniziare a camminare sulla strada dell’accettazione.
Quali sono i vantaggi? Quelli che derivano dal fatto che le risorse che verrebbero impiegate per combattere ciò che è presente o passato (che non ci piace o che ci ha fatto male…), restano disponibili per il cambiamento. Perché cambiare necessita di tante energie, è risaputo. E lottare ha un prezzo che non sempre abbiamo la possibilità di pagare, ma soprattutto che di solito è inutile pagare perché non possiamo cambiare ciò che è immodificabile. Molto più costruttivo e proattivo impiegare le nostre energie per smettere di reagire a ciò che accade, e impegnarsi a rispondere cercando dentro se stessi quella calma (che non è indifferenza), che permette di attingere alle migliori risorse che nel profondo ognuno di noi possiede.

“In questo senso la mindfulness offre degli strumenti di base per riconoscere quello che ci fa soffrire e per distinguere la risposta al dolore dalla reattività ad esso. Insegna a distinguere il dolore per ciò che è accaduto dalla sofferenza, ossia dalla nostra avversione per ciò che stiamo affrontando” (N. Cinotti).
Da dove iniziare?
Dal passo per tutti più difficile: guardare le cose così come sono, “con un’attenzione nuda e cruda” (N. Cinotti).  Si tratta di imparare ad amare la vita così com’è!
Fatto questo, possiamo lasciare che sia la consapevolezza la nostra forma di cura, oppure permettere o ricercare il conforto in una dimensione relazionale. Ciò che risulta fondamentale è non entrare nella modalità avversione: quella che ci fa pensare che i nostri pensieri siano immutabili e sbagliati, che dovremmo essere diversi da come siamo e addirittura che dovremmo provare altre emozioni rispetto a quelle che proviamo. Entrare in questa modalità vuol dire pensare che esista un modo semplice, diretto, sicuro ed efficace per eliminare il dolore dalla nostra esistenza. Ma no! Quel modo non esiste. Invece, c’è la possibilità di stare nella nostra vita senza fuggire: la mindfulness ci invita proprio ad aprirci all’esperienza con la spaziosità della consapevolezza, attraverso la compassione verso la persona che sta soffrendo, cioè noi stessi. Ed è proprio la compassione che ci aiuta a non sentirci sbagliati perché stiamo male e a considerare che semplicemente soffriamo di una forma di dimenticanza: non ci ricordiamo di tornare al cuore di ciò che accade, di riportare la presenza nella nostra vita. E soprattutto ci scordiamo (nel senso etimologico, “non passiamo dal cuore”) che scappare dalle difficoltà è raramente una buona strategia.

In conclusione, la mindfulness ci permette di stringere un’amicizia profonda con l’intera dimensionalità del nostro essere. E per fare questo bisogna richiamare alla mente l’appartenenza alla specie di homo sapiens, che rende l’essere umano, per natura, consapevole e consapevole di esserlo. Quindi, iniziamo una storia d’amore con le cose così come sono, sentendo, vedendo, respirando, riposando, aprendoci, amando, e amandoci!



Dott.ssa Irina Boscagli
Psicologa Psicoterapeuta a Firenze

Dott.ssa Irina Boscagli

Psicologa Psicoterapeuta a Firenze
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