L’EMDR... un metodo rivoluzionario

EMDR - Psicologo a Firenze

L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio, un metodo psicoterapeutico strutturato che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici, che a esperienze più comuni ma emotivamente stressanti. Viene utilizzato, quindi, per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.

Le basi dell’EMDR

L’approccio EMDR, adottato da un numero sempre crescente di psicoterapeuti in tutto il mondo, è basato sul modello di elaborazione adattiva dell’Informazione (AIP). Secondo l’AIP, l’evento traumatico vissuto dal soggetto viene immagazzinato in memoria insieme alle emozioni, percezioni, cognizioni e sensazioni fisiche disturbanti che hanno caratterizzato quel momento. Tutte queste informazioni immagazzinate in modo disfunzionale, restano “congelate” all’interno delle reti neurali e incapaci di mettersi in connessione con le altre reti con informazioni utili. Le informazioni ”congelate” e racchiuse nelle reti neurali, non potendo essere elaborate, continuano a provocare disagio nel soggetto, fino a portare all’insorgenza di patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici. Le cicatrici degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello: molte persone continuano dopo decenni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere e impediscono loro di riprendere una nuova vita.

L’obiettivo dell’EMDR è quello di ripristinare il naturale processo di elaborazione delle informazioni presenti in memoria per giungere ad una risoluzione adattiva attraverso la creazione di nuove connessioni più funzionali. Una volta avvenuto ciò, il paziente può vedere l’evento disturbante e se stesso da una nuova prospettiva. Ecco che l’EMDR nasce proprio come strumento terapeutico per favorire l’elaborazione del trauma. Si tratta di una metodologia, basata sul naturale processo neurofisiologico di elaborazione dell’informazione, che può essere integrata con altre forme di psicoterapia per aumentarne l’efficacia.

Come funziona

Utilizzando un protocollo strutturato, che prevede 8 fasi, il terapeuta guida il paziente nella descrizione dell’evento traumatico, aiutandolo a scegliere gli elementi disturbanti importanti.  Tale tecnica, che prende in considerazione tutti gli aspetti dell’esperienza stressante o traumatica (cognitivi, emotivi, comportamentali e organici), applica i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destra/sinistra  (“tapping”, tamburellamento con le dita sulle mani del paziente) all’immagine traumatica (che può essere un confitto con una persona, l’aver appreso una brutta notizia riguardante sé o qualcuno di caro, ecc.), alle convinzioni negative legate a sé, che sono state stimolate dalla situazione traumatica (“Nessuno mi capisce”, “Sono fragile”…) e al disagio emotivo e fisico del paziente (tristezza, dolore, spaesamento, ma anche nodo alla gola, peso al petto, tachicardia, ecc.). La stimolazione bilaterale, generando una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali, facilita a livello neurologico la rielaborazione del vissuto traumatico, fino alla risoluzione dei condizionamenti emotivi. Al termine della seduta di EMDR, quando il processo di rielaborazione ha raggiunto la risoluzione adattiva, l’esperienza è usata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.

Attraverso il trattamento con l’EMDR è dunque possibile alleviare la sofferenza emotiva, permettere la riformulazione delle credenze negative e ridurre l’arousal fisiologico del paziente.

Questo approccio risulta efficace anche con i pazienti che hanno difficoltà nel verbalizzare l’evento traumatico che hanno vissuto. L’EMDR, infatti, utilizza tecniche che possono fornire al paziente un maggior controllo verso le esperienze di esposizione (poiché non si basa su interventi verbali), e che possono aiutarlo nella regolazione e nella gestione delle emozioni intense che potrebbero scaturire durante la fase di elaborazione.

Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Questo permette, infine, di adottare comportamenti più adattivi. Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo. Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia.

In altri termini l’EMDR permette una desensibilizzazione dei ricordi traumatici – che non si cancellano, ma diventano meno intrusivi e soprattutto vengono deprivati dell’alone di sofferenza acuta connesso – consentendo al paziente sia una ristrutturazione cognitiva capace di ridurre significativamente i sintomi, sia una più rapida ripresa delle redini della propria esistenza con ricadute positive per il proprio benessere.

La persona percepisce che il ricordo dell’esperienza traumatica fa parte del passato e quindi la vive ora in modo distaccato. I pazienti in genere riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante dal punto di vista emotivo.

Dopo l’EMDR il paziente ricorda, ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più adattiva. L’esperienza è usata in modo costruttivo dall’individuo ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo. Ciò significa che il paziente realizza le connessioni di associazioni appropriate: quello che è utile è appreso ed immagazzinato con l’emozione corrispondente ed è disponibile per l’uso futuro.

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Dott.ssa Irina Boscagli
Psicologa Psicoterapeuta Firenze



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Ultima modifica: 23/03/2016