Dalle affinità elettive alla buona comunicazione: il segreto della felicità di coppia

Segreto della felicità di coppia

Nonostante le statistiche dimostrino che la crisi della famiglia italiana è ormai una realtà, esiste un modo per guardarsi dentro e capire di quale partner abbiamo bisogno e come mantenere sempre vivo l’amore…

La scelta del partner
Quando proviamo interesse per qualcuno dietro non si nasconde solo l’attrazione fisica, ma entrano in gioco una serie di fattori che comprendono tanto le esperienze pregresse quanto il nucleo familiare a cui apparteniamo. Nel partner si cerca spesso una conferma di quei valori “morali” di cui ci sentiamo portatori. Goethe aveva definito squisitamente le affinità elettive come quella “sottile affinità chimica in virtù della quale le passioni si ricompongono un’altra volta”, il che significa sostanzialmente una riscoperta e una ricostruzione della nostra emotività di base, quella acquisita nell’arco della nostra vita. Dunque, il rapporto non è mai veramente composto da due singoli individui, ma anche da una terza parte che consiste in tutte quelle esperienze che hanno contribuito alla composizione della nostra individualità.

Quando il single si avvicina alla coppia…
Oltre al bagaglio culturale unico e irripetibile che ogni essere umano porta in dote nei rapporti affettivi, ci sono delle dinamiche sociali che si innestano nel momento in cui si inizia a vivere un senso di attrazione per l’altro sesso. Per lunghi anni si è parlato della teoria dell’attaccamento (Bowlby), ossia quella teoria che vuole le relazioni sentimentali come frutto di un percorso sia biologico che sociale, che ha inizio con la nascita dell’individuo e che tende al buon adattamento dell’individuo nel contesto di riferimento. Il desiderio, l’eccitazione e l’attaccamento sono facce di una stessa medaglia e non solo non hanno un rapporto antitetico con l’amore, ma ne costituiscono l’elemento fondante, e spesso, soprattutto nel caso dell’attaccamento, sono funzionali al buon andamento e al benessere della coppia.  Dunque il modello di attaccamento che abbiamo sperimentato non solo partecipa alle nostre relazioni affettive ma ne è parte integrante.

L’innamoramento
L’innamoramento ha inizio quando, passata la prima fase di attrazione, si pensa di avere a che fare con la persona giusta. In questa momento la coppia si concentra solo su se stessa. Ciò significa che nella maggior parte dei casi scompaiono tutte le relazioni con l’esterno, e si tende a dimenticare la propria storia personale in nome di un tollerante e amorevole connubio intimo con il partner. Non solo si percepiscono solo i lati buoni del proprio compagno, ma a propria volta i soggetti tendono ad essere più tolleranti e a idealizzare se stessi e il compagno. Ma, come ogni coppia e come ogni percorso, la vita prosegue e l’unione è destinata a superare dei passaggi spesso inevitabili. Primo fra tutti,  la nascita di un bambino.

Dalla dipendenza all’indipendenza
Se in un primo momento la coppia sperimenta una fase quasi “simbiotica”, dove l’idealizzazione è estrema e si pensa al partner come all’essere in grado di soddisfare ogni bisogno, la fase successiva di questo processo di avvicinamento è quella della contro-dipendenza. Finisce l’idealizzazione, il partner rientra nella normalità e la più frequente delle reazioni è la delusione e la rabbia per il disfacimento della iniziale idealizzazione. Si percepiscono i primi sintomi di incompatibilità e si inizia a pensare alla necessità di creare una giusta distanza. La fase più critica arriva immediatamente dopo, ed è quella dell’indipendenza: il nucleo della coppia si dischiude ed entrambi i componenti iniziano ad esplorare l’esterno. Questo è il momento più a rischio di rottura, ed è anche il momento dei potenziali tradimenti, anche se nella maggior parte dei casi si protende più per l’unione che per la separazione.

I modelli di coppia
Da uno studio di Hazan e Shaker (1987) condotto su 620 soggetti aventi un’età media di 36 anni, emerge che le persone hanno piena consapevolezza della qualità delle loro relazioni affettive e che ad ogni modello di attaccamento corrisponde una specifica modalità di vivere le esperienze amorose:
modello sicuro: coloro che considerano positivamente le esperienze affettive, hanno un elevato livello di autostima, si sentono a proprio agio nell’intimità sia fisica che emotiva e non  provano ansietà per l’andamento della coppia. Di solito questi soggetti tendono ad essere comprensivi rispetto agli errori del partner e vivono la relazione in maniera serena basandola su amicizia e complicità, avendo piena fiducia nel compagno;
modello evitante: sono i soggetti che tendono ad evitare l’intimità e il rapporto è basato soprattutto su un approccio amichevole e sul lucido calcolo della ragione. Le persone che appartengono a questa categoria, parlano di relazioni che si muovono su alti e bassi emotivi, e piene di gelosie inconfessate. C’è di base una sfiducia nell’amore, quello vero, che sembra impossibile da raggiungere;
modello ansioso-ambivalente: i partner vivono nella costante paura dell’affidabilità dell’altro, molto spesso questo approccio si accompagna ad un ipercoinvolgimento, dove la prima fase di innamoramento sembra non concludersi mai. L’idealizzazione del partner è estrema, così come la gelosia e il loro attaccamento.

La comunicazione: preziosa alleata
Spesso nelle coppie che stanno insieme da più tempo la comunicazione empatica, coinvolgente si tramuta in un bollettino informativo sulle necessità giornaliere. Si perde così, nel tempo, la capacità di mantenere vivo quel filo emotivo che tiene unita la coppia. Per tentare di mantenere “attivo” il coinvolgimento anche quando la routine e la fretta imporrebbero altro, c’è il processo del “Come se”. Si tratta dello sforzo che ognuno dovrebbe fare per immedesimarsi nei panni dell’altro senza interpretare, ma tentando solo di capire. Questo processo sarà in grado di incentivare anche la nostra capacità di ascoltare e di metterci in gioco, evitando quelle chiusure che escludono il partner dalla nostra vita emotiva. Parlare, esporsi e capire può avvenire nella maniera migliore se riusciamo a dare un valore costruttivo alle conversazioni e accantoniamo la rabbia o la paura delle incomprensioni. Dunque, comunicazione, buon ascolto ed empatia posso salvare tante coppie dalla loro deriva emotiva.

Le coppie in crisi
In Italia nell’ultimo decennio le statistiche mostrano una realtà piuttosto allarmante per la struttura familiare. Le separazioni sono aumentate del 35,5% e l’incremento medio annuo dei divorzi è del 77,6%. La più alta frequenza di separazione avviene per i mariti tra i 30 e i 40 anni, per le mogli tra i 25 e i 34 anni. Tutto questo è frutto di una rivoluzione nel tessuto sociale, benché l’Italia sia ancora un paese tradizionalmente legato al concetto di famiglia. Rivoluzione che poggia su due importanti variazioni: il livello di istruzione sempre più elevato, e la necessità delle donne di inserirsi nel mondo del lavoro. Questi due fattori hanno influito in modo decisivo sulle scelte di matrimonio e sulla definizione dei nuovi ruoli coniugali e familiari.

Dott.ssa Irina Boscagli
Psicologa Psicoterapeuta Firenze

Aree d’intervento

  • Difficoltà nella sfera affettiva, relazionale e familiare
  • Disturbi dell’umore (disturbi depressivi e disagi esistenziali)
  • Disturbi ansia, attacchi di panico
  • Disturbi psicosomatici
  • Gestione dello stress, tecniche di rilassamento, training autogeno
  • Crescita personale (potenziamento di autostima, comunicazione, intelligenza emotiva)

Dott.ssa Irina Boscagli | Psicologa Psicoterapeuta Firenze
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Ultima modifica: 23/03/2016