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PERDITE E DISTACCHI: vivere il lutto come un processo di cambiamento

Perdite e distacchi Firenze

La morte è una ferita profonda che guarisce spontaneamente a condizione che non si faccia niente per ritardarne la cicatrizzazione
Philippe Ariès

Perdere qualcuno o qualcosa che si ama, è una delle esperienze più dolorose, che una persona possa vivere. Non è possibile stabilire a priori come comportarsi per non soffrire. Il dolore fa parte della vita. Ognuno affronta la sofferenza in modo diverso ed univoco.

È possibile, però, imparare a vivere il dolore in maniera costruttiva e funzionale, per trovare il modo più giusto per rialzarsi ed andare avanti serenamente.

In fondo che cos’è il dolore?

È semplicemente una risposta che il nostro corpo e il nostro animo manifesta in seguito ad una perdita.

Esiste il dolore fisico ed il dolore emotivo. Più è grave la perdita e più il dolore risulta insormontabile ed intenso.

Quando parliamo di perdita intendiamo il venir meno di una persona, di una cosa, di un animale, di un sogno, di una condizione, che prima del distacco era motivo di serenità e di gioia.

Ognuno piange in modo diverso, ognuno reagisce alla sofferenza in modo personale. Tutto dipende:

  • Dal tipo di perdita;
  • Dalla propria personalità;
  • Dalle proprie esperienze di vita;
  • Dalla capacità di essere resilienti;
  • Dalle persone che si hanno intorno;
  • Dalla presenza o meno di fede religiosa;
  • Dagli strumenti che si hanno per superare il proprio dolore. 

Il processo di elaborazione del lutto richiede tempo. È del tutto sbagliato sforzarsi per non pensare, per non ricordare o per poter cancellare.

La sofferenza deve essere attraversata, vissuta, respirata, perché solo così è possibile superarla definitivamente.
Alcune persone riescono a stare meglio già dopo pochi mesi; altre invece impiegano anni, se non tutta la vita, per metabolizzare una perdita.
Indipendentemente dalla propria esperienza di dolore, è importante avere pazienza e fare in modo che tutto il processo si svolga in maniera naturale.

Piangere non vuol dire essere deboli o troppo sensibili!

Le lacrime sono semplicemente un modo per esternare il proprio dolore. C’è chi, ad esempio, si richiude in sé stesso, chi decide di non uscire, chi ha il bisogno di urlare. Ognuno deve sentirsi libero di essere ciò che è.

Il processo di elaborazione del lutto
La perdita e l’elaborazione del dolore avvengono attraverso specifiche fasi, che passano dal vivere momenti emotivi molto forti, fino all’accettazione dell’evento, per continuare a vivere in modo funzionale:

  • La prima fase è quella della negazione: la persona, rifiutando l’evento traumatico, cerca di difendere la propria sensibilità;
  • Successivamente il soggetto reagisce manifestando la propria rabbia verso l’accaduto, verso sé stesso, verso le persone più vicine, ed in particolari casi, verso la persona defunta (soprattutto in caso di suicidio);
  • La terza fase è quella della negoziazione: il soggetto cerca una risposta, una soluzione possibile che possa soddisfare i propri dubbi;
  • La quarta fase risulta essere la più dolorosa: la persona si sente depressa e disorientata, perché si arrende, razionalmente, a ciò che è accaduto;
  • Ed infine si arriva all’accettazione: è la fase finale, che permette di riappacificarsi con sé stessi, ritrovando un equilibrio sereno con la realtà e con la vita stessa.

Non tutti vivono le cinque fasi del processo di elaborazione del lutto, a volte capita che il percorso di elaborazione s’interrompa, oppure che da una fase iniziale si passi ad un’altra baipassandone alcune intermedie.
Non esiste una riposta standard al dolore e al lutto. Ogni sofferenza per una perdita è individuale, esattamente come sono individuali le vite di ognuno.

Spesso accade, che anche dopo anni, soprattutto in occasione di eventi speciali (Natale, matrimoni, compleanni, ricorrenze varie, etc.), si possa sperimentare nuovamente quel dolore forte e lacerante che si avverte nei primi giorni subito dopo la perdita. Se accade questo, vuol dire che il dolore è stato semplicemente archiviato senza essere stato metabolizzato. In questi casi può essere consigliabile chiedere l’aiuto di un professionista.

Come una persona reagisce al dolore
Alcune persone, inizialmente, sembrano impazzire, altre invece si mostrano quasi incredule nei confronti della realtà. Di solito i sintomi maggiormente manifestati sono:

  • uno stato di shock generale, sia psicologico che fisico;
  • profonda tristezza;
  • senso di vuoto;
  • disperazione;
  • profonda solitudine;
  • instabilità emotiva;
  • rabbia;
  • paura;
  • perdita o aumento di peso;
  • abbassamento delle difese immunitarie;
  • insonnia;
  • senso di nausea;
  • iperventilazione, etc.

Come affrontare il lutto?
Per poter riprendere in mano la propria vita, dopo aver vissuto una grave perdita, è molto importante liberare tutte le proprie emozioni. Solo in questo modo è possibile rivivere il dolore e superarlo razionalmente.
Reprimere o inibire vuol dire mantenere in vita, qualcuno o qualcosa che non c’è più. La sua presenza-assenza diventerà, in questo modo, un macigno gigante ed ingestibile.
Quando le emozioni o i comportamenti restano invariati per troppo tempo, possono diventare addirittura invalidanti per la persona, oppure sfociare in psicopatologie molto serie, come la depressione, il disturbo post-traumatico da stress, gli attacchi di panico, il disturbo d’ansia, etc.

In questi casi, è necessario chiedere aiuto ad uno specialista, in grado di aiutare la persona a rileggere il proprio passato e la propria vita con occhi diversi, per trovare il giusto modo di riprendere in mano la propria vita.

La vita spesso ci obbliga a fermarci, a riflettere, per poi ridarci la spinta per fare cose ancora più appaganti in seguito all’attivazione di nuove risorse interiori. Tutti siamo inizio e fine! Lasciamo che il tempo faccia il suo decorso. Forse, veramente, tutto ciò che accade ha un senso: dobbiamo imparare solo a capirlo e ad accettarlo!

Dott.ssa Irina Boscagli
Psicologa Psicoterapeuta Firenze



Dott.ssa Irina Boscagli | Psicologa Psicoterapeuta Firenze
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Iscrizione all'Albo degli Psicologi della Regione Toscana n. 2569 - Laurea in Psicologia presso l'Università degli studi di Bologna nel 1997

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Ultima modifica: 23/03/2016